Il paesaggio: storia dei luoghi, storia delle genti.

Studiando sul lungo periodo il rapporto tra i luoghi e le genti si finisce per arrivare alla conclusione che la forma dei luoghi sia derivata dalle trasformazioni impresse al paesaggio naturale dalla sistematica e cosciente attività, soprattutto agricola, delle genti sviluppata nel corso dei secoli" .
Nelle Marche e più in generale nell'Italia centrale a partire dall'alto Medioevo il segno delle genti sui luoghi è avvenuto attraverso il contratto mezzadrile, un fattore non solo importante per la sua influenza sulla storia della società e dell'economia, ma anche un fattore decisivo nel governare le trasformazioni intervenute nell'assetto del paesaggio rurale. Da un lato l'insediamento abitativo della popolazione a case sparse e dall'altro la realizzazione di un sistema economico con al centro il podere e la forza lavoro famigliare,- che garantiva sia la commercializzazione di una parte dei beni prodotti sia l'autosussistenza del mondo mezzadrile-, non potevano infatti non incidere in maniera consistente sulle forme del paesaggio.
Nella storia della letteratura così come nella storia dell'arte non mancano riferimenti descrittivi al paesaggio agrario marchigiano e al mondo rurale che nel corso dei secoli lo ha minutamente costruito. É evidente che si tratta di un paesaggio oggi ormai quasi completamente scomparso perché legato al momento di maggior popolamento delle campagne a cui è seguito negli ultimi quarant'anni un progressivo abbandono che solo in questi ultimi tempi si è fermato.

Urbania Sala 2 Urbania turabottiglie
Urbania tirarogiola Urbania stampa cantina

Guido Piovene, autore di un intelligente quanto approfondito reportage attraverso l'Italia tra il 1953 e il 1956, percorrendo le Marche illustrò molto bene il rapporto tra i luoghi e le genti.

"E la collina marchigiana, volgendosi verso l'interno, è quasi un grande e naturale giardino all'italiana. Non è la collina toscana, né quella umbra, né la veneta. É dolce, serena, patetica, lucida, priva di punte.
"(...) La vita contadina acquista nelle Marche il massimo suo splendore, e il lavoro concorre alla bellezza e lucidità del paesaggio. É una speciale economia, poco espansiva, ma così equilibrata che tocca l'autosufficienza".

Urbania Sala 2 Urbania turabottiglie

Anche un altro letterato contemporaneo, Paolo Volponi, scattò attraverso gli occhi di Anteo Crocioni, protagonista del romanzo, La macchina mondiale, uno splendido flash del paesaggio a case sparse e ad alberate della zona attorno a Urbino.

"Dalla cima del poggio, potevo già vedere la mia casa, le strisce delle vigne ed il respiro di tutti i solchi della terra aperta per la seminagione nel campo che la Curia mi aveva rubato, la terra che stava tutta ondulata ed ampia come la schiena di un cavallo e come questa fumava generosa" .

Dietro questo paesaggio che Piovene e Volponi in quegli anni riuscirono a cogliere nella sua interezza, prima che il grande esodo degli anni sessanta ne stravolgesse i connotati, c'è il lavoro secolare di colonizzazione del territorio rurale iniziato alla fine dell'alto Medievo e proseguito per tutta l'età moderna e per più di un secolo di quella contemporanea.