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RITI PASQUALI
02/04/2010
URBANIA E ALTA VALLE DEL METAURO  
La settimana santa era uno dei più importanti appuntamenti del calendario rurale e popolare, assieme alla festa dedicata ai morti, alle ricorrenze di fine e inizio anno e a quelle dell’estate.
Durante la settimana santa, soprattutto nelle famiglie tradizionaliste, si vivevano parallelamente due momenti di diversa religiosità: uno legato al cristianesimo –che si manifestava (e si ripropone ancor oggi), attraverso il Triduo Pasquale, basato sul raccoglimento, la penitenza e la preghiera per ricordare la morte di Cristo-; l’altro correlato alla primavera e al ripresentarsi di nuovo ciclo vitale –prodotto di un substrato mitico e rituale residuo della civiltà rurale arcaica preesistente alla religione cristiana-, che al contrario si manifestava in modo gioioso.
Le feste iniziavano molti giorni prima con frotte di ragazzi che si spargevano per le case del paese e delle campagne a raccogliere grandi quantità di uova e di altri prodotti alimentari che poi venivano divisi tra i partecipanti (andè per el ciclè, era un rito itinerante con significato propiziatorio).
Nelle case si lavorava per ripulirle e preparale alla benedizione che veniva portata dai sacerdoti (-un frammento, questo, dei riti arcaici di purificazione-). Anche i sacerdoti venivano ricompensati per questo loro ufficio con uova (simbolo di rinascita) decorate o colorate con pigmenti naturali e prodotti alimentari, e non si perdeva l’occasione per recitare loro le strofette scherzose, rievocate da Antuza Amati:
“Per la stmèna santa ecchèl qua èl prét chè l canta
ha portèt per la bnèdisión la canestra e èl canestrón
Pr’ardònè chi ovarini che ha robèt mai contadini.”
La domenica delle Palme apriva la Settimana Santa; tutti si recavano in chiesa per ricevere i rametti di olivo benedetti che sarebbero poi serviti per l’intera annata. Queste fronde erano, e ancora sono, degli elementi magico-religiosi che servivano a proteggere le persone, la casa, la stalla, i filari di viti e i campi coltivati (infatti, il tre di maggio con questi rametti e delle canne si preparavano le croci che venivano apposte a protezione dei campi seminati).
Le palme dell’anno precedente non erano gettate ma bensì bruciate e la loro cenere era conservata per proteggersi da fulmini e tempeste (su di una paletta di brace si metteva un po’ di cenere benedetta e la si esponeva all’aria).
Durante la settimana santa gli specchi dovevano essere coperti –preferibilmente con qualche panno di colore viola- e li si scopriva solo nel momento della slegatura delle campane (a mezzogiorno del Sabato Santo, al momento del Gloria).
Il giovedì santo, mentre le campane suonavano, poco prima della loro legatura rituale, si esortavano i ragazzini a compiere capriole, rugóloni, (che a volte si facevano sulla rugiada del mattino, oppure ci si bagnava con l’acqua dei fossi –Valeria Miniati, Università Urbino-) perché durante questo momento -magico- si potevano proteggere le articolazioni e le ossa. Durante il triduo santo il suono delle campane era sostituito dal fracasso di uno strumento di legno chiamato batraccola (una tavola di legno fissa con una parte metallica incernierata che scuotendola produceva molto rumore, essa era usata dai ragazzi per avvisare dell’imminenza delle funzioni religiose). Di giovedì si esponevano (usanza ancora viva) nelle chiese i Sepolcri (termine usato impropriamente per indicare il repositorio dell’Eucaristia): questi erano preparati dalle famiglie seminando il giorno di metà quaresima semi di Graminacee e/o legumi (es. cicerchie) che poi erano riposti al buio per ottenere germogli bianchi da utilizzarsi nell’addobbo delle chiese. (la pratica dei Sepolcri era diffusa in varie località del folklore euro mediterraneo, eco di un’usanza pagana in onore di Adone -dio mediorientale della vegetazione- di cui si piangeva la morte e il successivo ritorno: nel parallelo cristiano di morte/rinascita, anche se osteggiato dalla Chiesa, si continuò nei secoli ad onorare il dio morto offrendogli vasi di erbe fatte germogliare per l’occasione –Valeria Miniati, Università Urbino-)
Ovviamente il giorno di Pasqua non mancavano, terminato il periodo di digiuno stretto (quaranta ore dal Giovedì santo), ampie libagioni: uova benedette, salumi freschi come il “pesciolino” (piccola lonza), torte di Pasqua –al formaggio e dolci- e ricette a base di capretto e di agnello. Anche il lunedì dell’Angelo si continuava questo clima festoso e di grandi mangiate non più nelle proprie case ma all’aperto e in luoghi tradizionali: ad esempio in Urbania tutto il paese si trasferiva al Barco o ai Cappuccini per mangiare bere e divertirsi ( anche quest’usanza ricalca precedenti riti agrari, come sempre tesi a propiziarsi la natura).
In campagna era tradizione che le ragazzette riunissero i bambini più piccoli per portarli con sè in qualche luogo lontano da casa (una sorta di rito di iniziazione) e preparare per loro il cibo da consumare in allegria tra canti e suoni strampalati di qualche organetto.
Una buona parte delle uova raccolte durante la questua era però bollita e usata dai giovani e adulti il giorno di Pasqua e della Pasquetta per sfidarsi a Cocét (l’acqua con la quale si bollivano le uova benedette non si gettava ma al contrario era usata a scopo propiziatorio per proteggere la vista dei bambini).
Il gioco del Cocét (elemento propiziatorio che serviva a sollecitare l’abbondanza) era aperto a tutti, a volte si creavano file lunghissime di persone che aspettavano il proprio turno per gareggiare. Era infatti anche un modo, se il gioco andava bene, per arricchire la dieta dei giorni successivi. Per questo motivo a volte si poteva anche discutere e ancora oggi quando si parla di questo gioco si ricorda la furbizia di qualche giocatore, el birb.
Durante questo periodo speciale, le ragazze potevano prevedere anche il loro futuro, quindi la sera di Pasqua, prima di coricarsi, si bagnavano e spellavano, smundèvi, tre fave, una la si lasciava intera, una la si dimezzava e della terza se ne teneva solo una piccola parte. I tre semi venivano poi messi sotto il cuscino e l’indomani, al risveglio, non senza trepidazione, si prendeva il primo seme che capitava e a seconda della sua grandezza si traeva il responso sul futuro sposo, che ovviamente sarebbe stato tanto più buon partito quanto più grande fosse stato il seme pescato.

Gianni Lucerna, Museo di storia dell’agricoltura e artigianato di Urbania

Foreste in forma
30/07/2009
La gestione sostenibile nei boschi delle Marche  
Sabato e domenica (1 e 2 agosto) a Sant'Angelo in Vado si terrà una manifestazione diretta ai turisti ed appassionati che prevede:
- visita turistica dei borghi di Sant'Angelo in Vado e Mercatello sul Metauro;
- presentazione e distribuzione del libro "Foreste in forma";
- spettacolo teatrale "Poema dei Monti naviganti" tratto dal libro di Paolo Rumiz;
- osservazione delle stelle;
- passeggiate a piedi, a cavallo, in bicicletta;
- pranzo.
L'iniziativa è patrocinata dalla Comunità Montana A. e M. Metauro, il costo dello spettacolo teatrale è di 2 Euro, il pranzo per chi partecipa alle passeggiate è di Euro 5.
È possibile partecipare anche solo a singole iniziative.

Musei Aperti
14/05/2009
In collaborazione con SIMBDEA e ANMSI  
Il Museo di storia dell'agricoltura e artigianato di Urbania (MUSAA), in collaborazione con Simbdea e ANMSI (Associazione Nazionale per i Musei Spontanei Italiani), partecipa alle giornate nazionali MuseiAperti 2009: tutti aperti per l'Abruzzo, dal 16 al 18 Maggio 2009.
Il MUSAA sarà visitabile gratuitamente il giorno 16 e 17 maggio; orario 10,00-13,00; 15,00-18,00.
Per particolari consultare il sito:
http://www.museispontanei.it/MuseiAperti/mappa.html

25 aprile 2009 inaugurazione Mostra
04/04/2009
Grano, vino, orci e vasellami  
Il 25 aprile, ore 11,30, Il Museo di Storia dell’Agricoltura e dell’Artigianato di Urbania, allestito nelle storiche cantine del cinquecentesco Palazzo Ducale, inaugura la Mostra "Grano, vino, orci e vasellami: lavori rurali e artigianato nelle campagne del Montefeltro".
In distinte sezioni, sono esposti da un lato gli strumenti di lavoro più significativi dei cicli del grano, della vite e del vino, e dall’altro lato sono allestiti alcuni ambienti della quotidianità della vita rurale, la fonte, la cucina, la stalla, corredati da oggetti d’uso in terracotta provenienti dalla Raccolta Maurri Poggi del Museo Civico di Urbania, posta in alcuni ambienti contigui alle sale di esposizione.
Questi materiali sono accompagnati da immagini fotografiche scattate nel corso del Novecento nelle campagne della provincia di Pesaro e Urbino.
Il percorso termina con una sommaria documentazione sulla manifattura per la produzione di terraglie sistemata nel 1820 dal cardinale Giuseppe Albani all’interno del Palazzo Ducale e portata, alla fine del XIX secolo, dalla famiglia Castelbarco, erede del patrimonio Albani, alla dimensione di attività industriale di livello nazionale.

Apre il Mulino di Pontevecchio
05/12/2008
 
Sabato 6 dicembre 2008, alle ore 15,30, si inaugura il Centro Visite del Mulino di Pontevecchio di Colbordolo.
Interverranno:
Flavio Fabi, Sindaco di Colbordolo; Palmiro Ucchielli, Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino; Giuseppe Lucarini, Assessore provinciale ai Lavori Pubblici; Paolo Sorcinelli, Assessore provinciale Recupero, promozione e valorizzazione dei beni storici, artistici ed archeologici – Progetto Cento Borghi-; Daniele Gallerini, Dirigente provinciale del Servizio Edilizia Pubblica Manutenzione – Patrimonio-; Odino Zacchilli, Presidente dell’Ente Regionale per l’Abitazione Pubblica della Provincia di Pesaro e Urbino.
La Provincia di Pesaro e Urbino, il Comune di Colbordolo e l’Ente Regionale per l’Abitazione Pubblica riconsegnano alla collettività, dopo aver concluso un pregevole restauro curato dall'architetto Daniele Gallerini, il Mulino di Pontevecchio investendolo di una nuova funzione sociale e culturale. Al piano terra dell’opificio è stato infatti allestito un Centro Visite per ricordare la storia millenaria della molinologia ma anche per riscoprire, promuovere e valorizzare uno degli angoli più caratteristici dei nostri luoghi.

Corso di tintura con i colori naturali
17/03/2008
Fairy Colors e Bente's B&B, Urbino  
Il 19 e 20 aprile 2008, presso Bente's B&B di San Lorenzo in Cerquetobono di Urbino, Fairy Colors terrà un corso-base di tintura con i colori naturali.
Per informazioni: 0722/345409
Programma:
1° giorno: Preparazione del bagno di mordenzatura
Preparazione del bagno di colore giallo
Tintura bagno di colore giallo
Preparazione del bagno di colore rosso

2° giorno. Tintura bagno di colore rosso
Preparazione del bagno di colore blu
Tintura bagno di colore blu
Sovratintura verde o viola
Fissaggio

Costo: euro 350 pro persona (due pernottamenti con pensione completa, cucina vegetariana )

Per l'organizzazione del corso è necessaria la presenza di un minimo di cinque persone.
Ogni partecipante realizzerà un kg di lana tinta in 10 sfumature diverse.

Per acquistare il volume Ruote sull'acqua
26/01/2008
Mulini idraulici nella provincia di Pesaro e Urbino  
Il volume è reperibile presso gli uffici dell'Assessorato beni storici, artistici, archeologici della Provincia di Pesaro e Urbino tel. 0721/359378) e presso la Biblioteca Comunale di Urbania tel. 0722/313151

Parco di Porta Molino
19/10/2007
La Fabbrica dell'Arte  
Il Parco di Porta Molino e la “Fabbrica della Tintoria”

All’interno di Urbania, il Parco di Porta Molino e la “Fabbrica della Tintoria” costituiscono uno dei primi esempi di Ecomuseo della Regione Marche.

Le due strutture sono infatti collegate a livello comunale, con l’ostello di S. Martino e con il Museo di Storia dell’Agricoltura e dell’Artigianato e a livello di Comunità Montana, con la rete dei Musei Partecipati. Esperienze che hanno la finalità di far conoscere e valorizzare l'insieme delle risorse, delle tipicità locali, delle tradizioni e dei beni ambientali presenti nel territorio della stessa Comunità.

Nel Parco di Porta Molino, all’interno di una delle più belle forre del fiume Metauro, è ancor oggi possibile apprezzare una molteplicità di luoghi e paesaggi storici legati alle vicende della città: le mura trecentesche, i ponti, la chiusa, il fiume, il mulino delle vernici e gli orti.

Negli ambienti della “Fabbrica della Tintoria”, attraverso strumenti didattici ed audiovisivi, è anche possibile approfondire e conoscere meglio la vita della civiltà pastorale, agricola ed artigianale del territorio circostante.

La tintoria si pone come punto di accoglienza per l’ospitalità cittadina del turismo ambientale, culturale, ed enogastronomico.


Referente

Giovanni Lucerna
Tel: 0722/313151
E mail: info@museipartecipati.net
www.fabbricadellarte.net

P. Scheuermeier e U. Pellis nella provincia di Pes
14/05/2007
UOMINI E CAMPAGNE TRA IL MONTEFELTRO E IL MARE  
L’Assessorato alla Cultura e all’Editoria della Provincia di Pesaro e Urbino ha promosso il volume “Uomini e campagne tra il Montefeltro e il mare”. Il testo è stato stampato dalla Metauro Edizioni ed è stato realizzato anche grazie alle sinergie attivate dalla stessa Provincia, dalla Comunità Montana dell’Alto e Medio Metauro e dal Comune di Urbania.

Nello scritto è confluito il lungo lavoro di ricerca sulla storia della cultura materiale nella provincia di Pesaro e Urbino svolto da Giorgio Pedrocco (prof. dell’Università di Bologna) e da Gianni Lucerna (resp. del Museo di Storia dell’Agricoltura del Comune di Urbania) nel corso degli ultimi trent’anni. Alla ricerca ha contribuito anche un’altra studiosa, la prof.ssa Valeria M. Miniati docente di Storia delle Tradizioni Popolari presso l’Università di Urbino, che ha puntualizzato gli aspetti linguistici e dialettologici più specialistici.

Gli autori in collaborazione con la Comunità Montana dell’Alto e Medio Metauro i Comuni di Urbania, S. Angelo in Vado, Borgo Pace, Fermignano e Peglio, nell’ambito dell’iniziativa Musei partecipati (www.museipartecipati.net), hanno recuperato, presso gli Istituti Linguistici delle Università di Berna (Dipartimento di Lingua e Letteratura - Biblioteca Jaberg) e di Torino (Istituto dell'Atlante Linguistico Italiano -Dipartimento del Linguaggio e Letterature Moderne e Comparate), un consistente fondo di materiale fotografico che, unitamente alle ricerche storiche sviluppate, ha permesso di realizzare il nucleo centrale sia di questa pubblicazione sia del CD ad essa collegato.

Negli anni Venti Paul Scheuermeier e Ugo Pellis hanno svolto separatamente due indagini nelle campagne e nelle città italiane; il primo per realizzare il supporto analitico linguistico e iconografico dell’AIS (Atlante Linguistico Italo Svizzero), il secondo per l’ALI (Atlante Linguistico Italiano). Entrambi gli studiosi nel corso della ricerca hanno attraversato la provincia di Pesaro e Urbino soffermandosi in diversi paesi, da Fano a Pesaro sino alle ultime propaggini appenniniche, raccogliendo informazioni sugli attrezzi di lavoro, dalla loro denominazione all’uso, realizzando anche una preziosissima documentazione fotografica.

Quest’ultimo materiale, completamente inedito, grazie alle caratteristiche delle persone e delle cose rappresentate, acquista oggi un particolare e forte impatto suggestivo perché si tratta di immagini che colgono le persone nell’esercizio delle loro funzioni con pochissime manipolazioni esterne. Le foto sono corredate dagli appunti scritti di proprio pugno dai due studiosi che ci hanno trasmesso anche il contesto sociale e linguistico dell’ambiente studiato.

Le immagini fotografiche sono state organizzate secondo quattro sezioni (Borghi e campagne - Abitazioni e famiglie - Il lavoro della campagna - I trasporti: birocci treggie e muli) e sono precedute da un saggio introduttivo di Giorgio Pedrocco che provvede a contestualizzarle da un lato nella storia della fotografia sociale ed etnografica e dall’altro nella realtà del mondo rurale della provincia di Pesaro e Urbino nella prima metà del Novecento.
Valeria M. Miniati ha studiato l’evoluzione del dialetto negli stessi luoghi visitati da U. Pellis e P. Scheuermeier, notando la scomparsa ma non la perdita della memoria di alcuni termini dialettali.
Giovanni Lucerna ha analizzato i particolari tecnici degli strumenti più complessi attraverso le riproduzioni digitali, un procedimento che i mezzi fotografici tradizionali non consentivano a tutti di realizzare.

Il volume andrà ad arricchire la documentazione e le opere già realizzate con il progetto Musei Partecipati “Antiche memorie nelle terre del Montefeltro” (avviato dalla Comunità Montana dell’Alto e Medio Metauro sin dal 1999) un progetto di ecomuseo territoriale che ha avuto il merito di iniziare a raccogliere e coordinare in quest’ambito interessanti esperienze culturali e imprenditoriali non più come operazione nostalgica o folcloristica ma come laboratorio soprattutto per i giovani e le scuole.


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